Carcharodontosaurus (il cui nome significa "lucertola dai denti di squalo") è un genere estinto di dinosauro teropode carcharodontosauride vissuto nel Cretaceo inferiore-superiore, circa 112 e 93,5 milioni di anni fa (Albiano-Turoniano)[1], in quelli che oggi sono Egitto, Marocco e Niger, Nordafrica. Il genere comprende due specie, la specie tipo C.saharicus e C.iguidensis. Entrambe le specie sono tra i più grandi dinosauri teropodi mai esistiti, gareggiando in dimensioni con altri giganti quali Tyrannosaurus, Giganotosaurus e Spinosaurus.
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Stato di conservazione | |
Fossile | |
Classificazione scientifica | |
Dominio | Eukaryota |
Regno | Animalia |
Phylum | Chordata |
Superordine | Dinosauria |
Ordine | Saurischia |
Sottordine | Theropoda |
Famiglia | † Carcharodontosauridae |
Sottofamiglia | † Carcharodontosaurinae Stromer, 1931 |
Genere | † Carcharodontosaurus Stromer, 1931 |
Nomenclatura binomiale | |
† Carcharodontosaurus saharicus Ernst Stromer,, 1931 | |
Sinonimi | |
Megalosaurus saharicus Megalosaurus africanus | |
Specie | |
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Il genere Carcharodontosaurus prende il nome dal genere di squalo Carcharodon[2] (che a sua volta prende il nome dal greco antico καρχαρο/karcharo che significa "frastagliato" o "tagliente", e οδοντο/odonto che significa "denti"), e σαυρος/sauros, che significa "lucertola".
Il genere Carcharodontosaurus comprende alcuni dei più lunghi e pesanti dinosauri carnivori noti alla scienza, a cui diversi scienziati hanno proposto varie stime sulla lunghezza della specie tipo C. saharicus, che vanno da 12 a 13,3 metri (39 e 44 piedi), per un peso stimato tra le 6,2 e le 15,1 tonnellate.[1][3][4][5]
Il Carcharodontosaurus era un grande carnivoro, con enormi mascelle e lunghi denti dentellati, lunghi fino a otto centimetri. Per la specie tipo C. saharicus[3] è stata stimata una lunghezza del cranio di circa 1,6 metri (5,2 piedi), mentre per il cranio di C. iguidensis sono state stimate dimensioni simili.[6] Attualmente, il più grande cranio di teropode conosciuto appartiene ad un altro dinosauro carcharodontosauride di grandi dimensioni, il Giganotosaurus dinosauro strettamente imparentato con Carcharodontosaurus (con una lunghezza del cranio fino a 1,95 m) (6,4 piedi).[7] Gregory S. Paul stimò la lunghezza completa di C. iguidensis a circa 10 metri (33 piedi) per un peso di 4 tonnellate (4,4 tonnellate corte).[8]
Nel 2001, Hans CE Larsson pubblicò la descrizione dell'orecchio interno e dell'endocranio di Carcharodontosaurus saharicus.[9] Partendo dalla parte del cervello più vicino alla punta del muso animale, è il cervello anteriore, seguito dalla parte centrale. La parte centrale è inclinata verso il basso ad un angolo di 45 gradi e verso la parte posteriore dell'animale. La parte centrale è seguita dal cervello posteriore, che è approssimativamente parallelo al cervello anteriore e forma un angolo di circa 40 gradi con la parte centrale.[9] Nel complesso, il cervello di C. saharicus era piuttosto simile a quello di un altro dinosauro suo lontano parente, Allosaurus fragilis.[9] Larsson scoprì che il rapporto del cervello con il volume dello stesso in Carcharodontosaurus era tipico dei rettile piuttosto che degli uccelli.[9] Il Carcharodontosaurus possedeva anche un grande nervo ottico.[9]
I tre canali semicircolari dell'orecchio interno di C. saharicus, se visto di lato, avevano un contorno subtriangolare.[9] Questa configurazione subtriangolare dell'orecchio interno è presente anche in Allosaurus, lucertole, tartarughe, ma non negli uccelli.[9] I canali semi-"circolari" stessi erano in realtà molto lineari, il che spiega la silhouette punteggiata.[9] In vita, il lobo flocculare del cervello si sarebbe proiettato nella zona circondata dai canali semicircolari, proprio come in altri teropodi non-aviari, uccelli e pterosauri.[9]
Il seguente cladogramma mostra il posizionamento di Carcharodontosaurus all'interno di carcharodontosauridae, secondo gli studi di Sebastián Apesteguía et al. (2016)[10], aggiornati con la descrizione di Meraxes e gli studi di Canale et al. (2022).[11]
Carcharodontosauridae |
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Nel 1924, furono ritrovati due denti dalle caratteristiche uniche nelle intercalaire continentali dell'Algeria. Questi denti vennero descritti da Depéret e Savornin (1925), che su di essi istituirono un nuovo taxon, che battezzarono Megalosaurus saharicus[12], venendo in seguito inseriti dagli stessi autori nel sottogenere Dryptosaurus.[13] Alcuni anni più tardi, il paleontologo Ernst Stromer descrisse i resti di un teschio parziale e scheletro incompleto dalle rocce risalenti al Cenomaniano, nella Formazione Bahariya, in Egitto (Stromer, 1931),[2] originariamente estratte nel 1914. I resti consistevano in un cranio parziale, alcuni denti, vertebre, artigli e ossa assortite dell'anca e dell'arto posteriore.[2] I denti di questa nuova scoperta presentavano le stesse caratteristiche uniche dei denti descritti da Depéret e Savornin, che portano Stromer a conservare la denominazione della specie saharicus, ma ritenne necessario erigere un nuovo genere per questa specie, ossia Carcharodontosaurus, per la forte somiglianza dei denti con quelli del genere Carcharodon, o Grande squalo bianco.[2]
I fossili descritti da Stromer, esposti nel museo di Berlino, vennero distrutti nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale durante un bombardamento degli Alleati. Fortunatamente un nuovo cranio più completo è stato ritrovato nel Kem Kem Beds del Marocco durante una spedizione guidata dal paleontologo Paul Sereno, nel 1995, non troppo lontano dal confine con l'Algeria, località in cui sono stati ritrovati i denti descritti da Depéret e Savornin (1925), i denti trovati con questo nuovo cranio corrispondevano a quelli descritti da Depéret e Savornin (1925) e Stromer (1931), mentre il resto del cranio corrispondeva a quello descritto da Stromer. Questo nuovo cranio è stato designato come neotipo da Brusatte e Sereno (2007), che descrisse anche una seconda specie di Carcharodontosaurus, C. iguidensis dalla Formazione di Echkar del Niger, differente da C. saharicus nelle dimensioni e alcuni aspetti della mascella e della scatola cranica.[6]
La tassonomia di Carcharodontosaurus è stata messa in discussione da Chiarenza e Cau (2016),[14] che suggerirono che il neotipo di C. saharicus fosse simile ma distinto dall'olotipo nella morfologia delle placche interdentali mascellari. Tuttavia, il paleontologo Mickey Mortimer ha affermato che le differenze suggerite tra il neotipo e l'olotipo di C. saharicus erano in realtà dovute al danneggiamento del neotipo.[15] Gli autori hanno anche identificato il materiale di riferimento di C. iguidensis come appartenente a Sigilmassasaurus e non ad un carcharodontosauro, pertanto è stato scelto di limitare C. iguidensis solo all'olotipo in attesa di ricerche future.[16]
Secondo uno studio condotto da Donald Henderson, curatore dei dinosauri del Royal Tyrrell Museum, viene suggerito che il Carcharodontosaurus fosse in grado fisicamente di sollevare animali che pesavano un peso massimo di 424 kg (935 libbre), in base a uno studio della forza delle sue mascelle, del collo, e del suo centro di massa.[17]
L'esemplare SGM-Din 1, un teschio di Carcharodontosaurus saharicus, mostra una ferita circolare sull'osso nasale e "una proiezione anormale dell'osso sul bordo anorbitale".[18]
Il C. saharicus condivideva il suo habitat con altri teropodi predatori di grandi dimensioni, vissuti nel Cenomaniano del Nord Africa, sollevando dei dubbi su come tali animali carnivori potessero coesistere, in special modo il colossale Spinosaurus, che ad oggi è il più grande dinosauro carnivoro conosciuto, e il più piccolo ma pur sempre di consistenti dimensioni Sigilmassasaurus, entrambi vissuti negli stessi luoghi tra il Marocco e l'Egitto. Oltre ad essi vi erano anche altri due teropodi più piccoli, Deltadromeus e Bahariasaurus. La fauna erbivora invece era più scarsa e caratterizzata dall'iguanodontide Ouranosaurus e dal sauropode Paralititan. Vi erano inoltre numerose specie di coccodrilli, come il gigantesco Sarcosuchus, numerose specie di anfibi e pesci. Il C. saharicus rappresenta il secondo teropode gigante del suo habitat. Tale situazione assomiglia a quella del tardo Giurassico della Formazione Morrison in Nord America, che vantava fino a cinque teropodi giganti più altri più piccoli (Henderson, 1998; Holtz. Et al, 2004). Tuttavia la sostanziale differenza tra i crani dei carnivori del Kem Kem, consentivano ai vari carnivori di occupare nicchie ecologiche diverse e nutrirsi di prede differenti, un po' come succede oggi nelle savane africane (Farlow e Pianka, 2002).
La specie C. iguidensis condivideva il suo habitat con una fauna simile in cui era presente Spinosaurus, Rugops e varie specie di coccodrillo, tra cui Sarcosuchus, Kaprosuchus, Laganosuchus e Araripesuchus.
![]() | Lo stesso argomento in dettaglio: Dinosauri nella cultura di massa § Carcharodontosaurus. |
Il Carcharodontosaurus è conosciuto al pubblico come uno dei Dinosauri più grandi mai vissuti, insieme al Tyrannosaurus Rex, Giganotosaurus e Spinosaurus. Alcune volte viene tuttavia confuso con il Giganotosaurus per via della “parentela” che questi due animali hanno.
Compare nel documentario della BBC Planet Dinosaur dove lo si vede affrontare uno Spinosauro, dove però lo Spinosauro ha la meglio allontanando l’animale dopo averli provocato grossi graffi sul corpo.
Brusatte, S. & P.C. Sereno, 2005. A new species of Carcharodontosaurus (Dinosauria: Theropoda) from the Cenomanian of Niger and its implications for allosauroid phylogeny. Journal of Vertebrate Paleontology 25: 40A.
Larsson, H.C.E., 2001. Endocranial anatomy of Carcharodontosaurus saharicus (Theropoda: Allosauroidea) and its implications for theropod brain evolution. 19-33 in D.H. Tanke & K. Carpenter (eds.), Mesozoic Vertebrate Life. Indiana University Press, Bloomington.
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